Metropia | Listen to Your Inner Voice
Quando è stato presentato l'anno scorso alla 66° Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia capii subito che questo lungometraggio d'animazione opera del regista svedese di origini egiziane Tarik Saleh (amico di Erik Gandini autore di Videocracy uscito sempre nel 2009) aveva tutte le carte in regola per piacermi. E adesso che a distanza di un anno sono riuscita a vederlo (tre volte per ora) devo dire che Metropia è entrato di diritto nella top-five dei miei film di animazione preferiti grazie alla perfetta convergenza tra contenuto e linguaggio e ad una storia di matrice 'Orwelliana' che racconta di come "l'efficienza, il controllo e la manipolazione possano essere espressioni dell’esercizio del potere".
Ambientato in una cupa e desolante Europa del 2024 in cui il Business Privato ha acquisito un potere illimitato, la comunità globale sopravvive al collasso energetico grazie ad alla più grande infrastruttura di trasporti mai realizzata che collega l'Europa dalla Scandinavia alla Grecia, dalla Spagna alla Russia tramite una capillare rete metropolita chiamata "The Metro" costruita dalla super-multinazionale Trexx Group. In questo contesto si sviluppa la storia (di cui non farò nemmeno un cenno) in cui si muovono i tre personaggi principali doppiati in modo superbo dalle carismatiche voci di Juliette Lewis, Vincent Gallo e Udo Kier.
Dal punto di vista formale ciò che mi ha colpito in particolar modo di questo thriller d'animazione è la decadenza delle scenografie degli interni e degli esterni dominate quasi sempre da una fotografia cupa dai colori desaturati: scorci di metropoli abbandonate a se stesse, palazzoni grigi e sporchi, strade vuote su cui affiorano carcasse di automobili rovesciate su cui batte una perpetua pioggerellina 'blade-runneriana', la sudicia decadenza hi-tech della metro, le sconcertanti visioni di giganteschi call center, e poi ancora tubi di aria condizionata che si intrecciano con altri tubi dai quali fuoriesce una misteriosa e iridescente gelatina color turchese. Senza tralasciare il bellissimo commento musicale che accompagna tutto il film.
A tutto ciò va ad aggiungersi la straordinaria resa espressiva di ogni singolo personaggio al quale sono state cambiate in modo esponenziale le propozioni di occhi testa e corpo in modo da farli sembrare delle inquietanti figurine iperrealistiche; una peculiarità che trova una caratterizzazione ancora più incisiva nei personaggi secondari grazie alla resa grottesca (non caricaturale) dei tratti somatici. Non è un caso che il grottesco sia il linguaggio migliore per rappresentare la realtà (credo che l'abbiano detto i F.lli Cohen)
Quando vidi per la prima volta il trailer l'anno scorso pensai che Metropia fosse un total 3d come quelli che vanno di moda oggi, e invece cosa ancor più incredibile e stupefacente, è stato realizzato con AfterEffects (!) forzando il software a lavorare come un 3d: "Abbiamo utilizzato un software ma lo abbiamo utilizzato male" ha detto il regista alla conferenza stampa rispondendo alla domanda di un giornalista. Questo approccio non ortodosso alla macchina mi piace molto e mi fa pensare a come tutte la grandi personalità artistiche tendano a 'modificare' i propri strumenti di lavoro adattandoli alle proprie esigenze, e non il contrario.












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