Janelle Monàe Diva Retrofuturista

24Ago2010

Musica

Prendete LadyGaGa, Cristina Aguilera, Katy Perry, Beyoncé e tutte quelle pop-star femminili di ultima generazione costrette a fare a gara a chi è più "sexy-mignottone" pur di avere qualche chance in più nelle classifiche di vendita, ma soprattutto visibilità in un business musicale che sembra diventato una macelleria dove si vendono solo carni dopate; dive finte e patetiche che stanno contribuendo alla definititiva omologazione degli stili e all'appiattimento dei gusti fissando gli standard della carnevalata "trasgrèscio"[cit. Betty Moore] a buon mercato.

Bene, Janelle Monàe in tutto questo arriva come una boccata di aria fresca, come il Messia Pop che tutti stavamo aspettando, capace di contrastare questa deriva di marciume estetico-morale con armi della stessa portata, ma non della stessa natura.

Nata il 1 Dicembre del 1985 questa minuta ragazza di Kansas City (Atlanta, Georgia) dimostra di avere le idee chiare, anzi chiarissime. Il suo è un vero e proprio progetto musicale, pieno di idee e fascinazioni retro-futuriste sulle quali la tecnologia e certo immaginario fantascientifico sembra giocare un ruolo chiave. Per rendersi conto basta guardare la copertina del suo album d'esordio ArchAndroid (preceduto dall'ep Metropolis) dove Janelle si presenta con un fantastico cappello papale (che immagino si sarà fatta progettare da qualche designer di cui per ora non si trovano notizie) ispirato alla Torre di Babele, la leggendaria Torre incompiuta frutto della superbia dell'uomo narrata della Bibbia e tanto rappresentata nel corso della storia dell'Arte, da quella Antica, Rinascimentale a quella Contemporanea.

La stessa Torre di Babele cui veniva comparata la Megalopoli del kolossal fantascientifico antilitteram Metropolis diretto da Fritz Lang del '27. Ed è proprio a questo film che Janelle si ispira in modo diretto quando parla del ruolo del "mediatore", una figura capace di stabilire un dialogo tra l'uomo e le macchine (a cui una tecnologia sempre più evoluta è destinata a dotare di una intelligenza artificiale sempre più simile a quella degli esseri umani) e che nei suoi show e nei suoi video è affidato al suo alterego, l'androide Cindy Mayweather.

A dir poco esaltante e suggestivo-nonché azzeccatissimo-il video qui sotto realizzato per il lancio del disco dove, sulle note della Overture I, emerge lentamente dall'oscurità questa futuribile città avvolta in un' atmosfera densa e misteriosa. L'inquadratura dall'alto che gira su se stessa ricorda una indimenticabile e magniloquente scena di Blade Runner che a sua volta era stata ispirata da uno dei bozzetti preliminari realizzati per Metropolis da Erich Kettelhut.

Che dire poi del look androgino, della pettinatura alla ElvisPresley, del suo folle e irrestibile modo di ballare. Non ho potuto fare a meno di dare risalto all'aspetto estetico e concettuale ancor prima di quello musicale perché, se è vero che il messaggio di un musicista pop si esprime attraverso il suo stile e le immagini di cui si circonda, non si può certo negare che tale commistione di generi non la si ritrovi anche nel prodotto della sua musica, che macina con eclettica disinvoltura decenni di musica black:

prendiamo Brown James, Hayes Isaac, Gaye Marvin, prendiamo i Funkadelic e anche scavando più indietro l'immensa Ella Fitzgerald e la regina Aretha. Scappiamo avanti decenni per Sade prima ed Erykah Badu poi, sorvoliamoli questi decenni di musica black, dai blues del delta fino alla techno di Detroit e in mezzo r&b, funk, soul, fascinazioni sci-fi, house, morte, resurrezione.
[rif. Ondarock]

Questo è un bel servizio fotografico che ho trovato girando in rete fatto dal fotografo Zach Wolfe per la rivista Trace Magazine

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